venerdì 21 aprile 2017

Italia
Corriere della Sera
(Massimo Franco) Mercoledì pomeriggio, entrando e uscendo nervosamente da un consiglio di amministrazione del quale è membro, monsignor Nunzio Galantino quasi urlava: era arrabbiato con il «suo» giornale. «È vero, ero irritato. Come cattolico e come lettore di Avvenire . Perché non sapevo nulla: né dell' intervista di Marco Tarquinio al Corriere né di quella del nostro quotidiano a Beppe Grillo. Sia chiaro: Avvenire non è la Pravda (organo del Pcus ai tempi dell' Unione Sovietica, ndr ), e questo è un bene. Né tocca a me dire a chi e come fare le interviste.
Ma parlando delle affinità tra cattolici e M5S, si sarebbe dovuto dar conto anche delle posizioni del Movimento di Grillo su temi sensibili per noi e sui quali siamo invece molto lontani: se non altro per non facilitare letture e fraintendimenti su collateralismi futuri o futuribili tra la Chiesa e loro».
Preoccupazione comprensibile. Il segretario generale della Cei è da tempo additato come un ecclesiastico che nelle sue prese di posizione abrasive alimenta il sospetto di cripto-grillismo: soprattutto tra chi, nella Conferenza episcopale italiana, non gli perdona una vicinanza, non nascosta, al Papa, e una forte influenza su Avvenire . E sebbene stavolta fosse del tutto ignaro della tempesta in arrivo, Galantino sembra indovinare che i sospetti e le accuse saranno indirizzati in primo luogo contro di lui. E nel momento in cui la Camera approva una controversa legge sul biotestamento, osteggiata dalla Chiesa ma promossa col sigillo dei parlamentari di Pd, SI e M5S. «Non è che si possano fare sconti a Grillo, e sostenere che siamo su posizioni coincidenti per tre quarti», incalza. «E il quarto su cui non lo siamo? Sui poveri siamo così d' accordo? Poveri sono anche i rifugiati che arrivano in Italia. E non mi sembra che su questo i Cinque Stelle siano in sintonia con la Chiesa. Non ci si può dire d' accordo con uno che rispetta sei comandamenti su dieci. Va messo in rilievo anche quanto ci divide dal M5S. Questo è un servizio ai nostri lettori», insiste Galantino. In realtà ieri, rispondendo diffusamente a tre lettere, Tarquinio ha precisato con nettezza di ritenere «distanti» i Cinque Stelle su questioni come aborto e eutanasia, e non solo. Ma l' imbarazzo della Chiesa è evidente, accentuato dal fatto che il caso lievita a un mese dall' ultima assemblea di presidenza di Angelo Bagnasco al vertice della Cei. Cade dunque in una fase nella quale andranno ricalibrati gli equilibri in un episcopato provato dal Conclave del 2013 e l' elezione del Papa argentino. E il vertice di Avvenire rischia di diventare un capro espiatorio. Anche perché il cardinale Bagnasco si preparava alla successione tenendosi a distanza da qualsiasi polemica. Invece, nelle ultime ore sono arrivate telefonate ai vertici della Cei e del Vaticano di istituzioni disorientate dalla presunta svolta della Chiesa. Interlocutori autorevoli si sono spinti a chiedere se dietro la distensione con i Cinque Stelle ci sia il timore di perdere l' otto per mille: il contributo statale che ogni anno arriva alla Cei nelle dichiarazioni dei redditi; e che Grillo in passato ha minacciato di abolire. Monsignor Galantino sa che aleggia questo sospetto. E insorge: «Ritengo che nella Chiesa italiana nessuno sia disposto a barattare i nostri valori con l' otto per mille. Chi lo fa appartiene a un' altra Chiesa. Mi sento di potere affermare che io e tutti i vescovi la pensiamo così». Il segretario della Cei si difende con foga, senza concedere nulla. Quel tema, l' otto per mille, rimane come un tallone d' Achille che gli avversari della Chiesa toccano a intermittenza, per misurarne la debolezza: tanto più che dal 2008 al 2016 è calato dell' 11,1 per cento, nonostante la popolarità di papa Francesco. «Dell' otto per mille stiamo parlando con tranquillità, e dunque non è questa la nostra preoccupazione», assicura. «Abbiamo detto di esaminare pure i bilanci della Cei per vedere come utilizziamo quel contributo. Mi permetto di dire che chi alimenta questi sospetti spesso è in malafede». Ma ormai il problema non è la vicinanza vera o presunta a Grillo. Il problema è convincere le gerarchie ecclesiastiche che quanto è successo è un incidente di percorso, non una strategia. Ci sono vescovi italiani inclini a sospettare che l'«operazione Cinque Stelle» sia frutto di una manovra della quale sono all' oscuro; e affranti perché proprio la stampa cattolica alimenterebbe il disorientamento di un' opinione pubblica già confusa. La sensazione è che Avvenire abbia ritenuto di captare umori che circolano nel suo mondo, intervistando Grillo come aveva intervistato altri politici. Ma le critiche del settimanale Famiglia cristiana al quotidiano fotografano bene un mondo diviso non appena si sfiorano argomenti politici. È come se il vecchio collateralismo con la Dc durante la Guerra fredda, e poi il «collateralismo impossibile» con Silvio Berlusconi, avessero lasciato un vuoto non ancora colmato; e incolmabile con il M5S. Nelle ore più concitate di mercoledì i vertici della Cei avrebbero perfino considerato l' eventualità di un comunicato ufficiale per prendere le distanze da Avvenire . Ma sarebbe suonato come una sorta di «scomunica» inedita e foriera di altre polemiche, evitate dalle poche righe con le quali il direttore ha spiegato di avere espresso sue opinioni personali: precisazione naturale e insieme irrituale. Il vicepresidente della Camera del M5S, Luigi Di Maio, ieri ha detto che «la Chiesa e il Vaticano noi li viviamo come un partito con cui allearci», confermando il dialogo in nome della realpolitik . Rimane da capire fin dove si potrà spingere senza provocare una reazione di rigetto.