lunedì 17 luglio 2017

Osservatore Romano
Sette milioni di cittadini partecipano al referendum simbolico contro il progetto della costituente. Papa Francesco torna a pregare per il paese. Oltre sette milioni di venezuelani hanno partecipato ieri al referendum simbolico indetto dall’opposizione sul progetto di costituente proposta dal presidente Nicolas Maduro. Stando ai primi dati diffusi dall’agenzia Efe, il risultato è una netta bocciatura del governo: il 98,4 dei votanti si sarebbe espresso contro la revisione costituzionale. La giornata del voto si è svolta in un clima di altissima tensione, con scontri e addirittura vittime. Almeno due persone sono state uccise durante le operazioni di voto. Uomini armati — stando alle ricostruzioni fornite dalla stampa locale — hanno attaccato un seggio elettorale allestito nei pressi di una chiesa a Catia, cittadina a nord ovest di Caracas. Il portavoce dell’opposizione Carlos Ortiz ha detto che questi uomini appartenevano ai gruppi colectivos, vicini al governo, e che hanno attaccato i civili. Altre quattro persone sono state ferite gravemente. Durante l’attacco circa 500 venezuelani hanno trovato riparo all’interno della chiesa, mentre a bordo di motociclette, i colectivos continuavano a sparare indiscriminatamente contro i cittadini in coda per votare. Ci sono state scene di panico e scontri. Alta tensione anche in diverse altre città, dove si sono registrati tafferugli e disordini ai seggi, ma senza vittime. Al momento, Caracas è blindata nel timore di nuove manifestazioni e violenze.
La difficile situazione che il paese sudamericano sta vivendo ormai da diversi mesi è stata ricordata da Papa Francesco all’Angelus domenicale. Rivolgendo «un saluto speciale» alla comunità cattolica venezuelana, il Pontefice ha rinnovato «la preghiera per il vostro amato Paese». Come detto, l’affluenza alle urne è stata altissima: più di 7 milioni di venezuelani hanno partecipato alla consultazione. Le cifre sono state fornite dai rettori di diverse università, in qualità di garanti dell’organizzazione del voto, al termine dello spoglio del 95 per cento delle schede. Il Venezuela «ha inviato un messaggio chiaro all’esecutivo nazionale e al mondo», ha dichiarato il rettore dell’Università centrale del Venezuela, Cecilia García Arocha, precisando che 6.492 381 persone hanno votato dentro i confini del paese e 693.789 all’estero.
Il valore del voto, come sottolineano numerosi analisti, è significativo, anche se puramente simbolico: la consultazione era stata infatti vietata dalle autorità. Per la Mesa de la Unidad Democrática (Mud, coalizione antichavista che controlla il parlamento monocamerale di Caracas) si tratta comunque di una vittoria. «Con i voti espressi dal popolo venezuelano Maduro è matematicamente revocato oggi stesso: era per questo che temeva il referendum, per questo che il governo non vuole più fare elezioni» ha dichiarato Julio Borges, presidente dell’Assemblea nazionale. «Ancora aspettiamo la cifra definitiva, che arriverà domani, perché si possa dire che abbiamo la certezza di raggiungere il cambiamento democratico» ha aggiunto Borges.
I quesiti sui quali i cittadini sono stati chiamati a esprimersi erano tre: «Rifiuti la convocazione dell’assemblea costituente proposta dal presidente senza l’approvazione del popolo venezuelano?», «Chiedi alle forze armate e a tutti i funzionari pubblici di obbedire alla Costituzione, difenderla e appoggiare l’Assemblea nazionale?», «Approvi il rinnovamento dei poteri pubblici in osservanza della costituzione, la realizzazione di elezioni libere e trasparenti, così come la formazione di un governo di unità nazionale per ripristinare l’ordine costituzionale?».
Alla consultazione popolare ha partecipato tra gli altri anche l’arcivescovo di Caracas, il cardinale Jorge Liberato Urosa Savino. Nei giorni scorsi il cardinale aveva chiesto ai responsabili della sicurezza nazionale di garantire lo svolgimento di questa votazione e di impedire violenze. Hanno votato anche il presidente della Conferenza episcopale venezuelana, l’arcivescovo Diego Rafael Padrón Sánchez, il cardinale Baltazar Enrique Porras Cardozo, arcivescovo di Mérida, e Cástor Oswaldo Azuaje Pérez, vescovo di Trujillo. In un comunicato la conferenza episcopale venezuelana ha sottolineato: «La consultazione popolare di oggi 16 luglio gode di piena legittimità. Il paese continua a esigere il rispetto per la dignità e i diritti».
Sullo sfondo del voto, la terribile crisi economica in cui il Venezuela ristagna da diversi anni, a causa anche del crollo del prezzo del greggio. Lo scontro istituzionale è esploso lo scorso aprile quando il Tribunale supremo ha cercato di destituire il parlamento privandolo dei suoi poteri. Sono seguite settimane di scontri e disordini che hanno provocato in tutto più di 90 morti.
A ciò si aggiunge una durissima crisi sociale e umanitaria, come testimonia anche un recente rapporto della Caritas italiana intitolato «Inascoltati, un popolo allo stremo chiede i suoi diritti fondamentali». In Venezuela, mancano cibo e medicine, la mortalità infantile e materna ha raggiunto livelli altissimi. Nel paese «c’è stato in quest’ultimo periodo un ulteriore aggravamento, una crescita della povertà assoluta che ha raggiunto il 52 per cento della popolazione» ha detto Paolo Beccegato, vicedirettore di Caritas italiana, ai microfoni di Radio vaticana. «Questo grido di sofferenza sociale, l’aumento della povertà estrema in un paese già in una situazione difficile, l’aumento della denutrizione infantile, che colpisce ormai un bambino su quattro, l’aumento di tutto ciò che riguarda la difficoltà nei servizi per la salute, tutti questi indicatori dicono un fatto gravissimo: un popolo in estrema sofferenza, un popolo che grida questa sofferenza, è inascoltato». Ormai — ha aggiunto il responsabile della Caritas — «è un problema di emergenza complessa a livello umanitario, a livello internazionale, ed è quanto mai necessario un dialogo pacifico per trovare una soluzione a questo problema».
Osservatore Romano, 17-18 luglio 2017.