martedì 13 febbraio 2018

Cina
(a cura Redazione "Il sismografo")
Parlando, lo scorso 1° febbraio, con Gianni Valente, giornalista del portale "Vatican Insider", il Segretario di Stato, card. Pietro Parolin, analizzando il momento dei rapporti tra Santa Sede e Cina Popolare, in particolare ciò che da tempo la stampa illustra come "negoziati in corso", ha detto: "In Cina non esistono due Chiese, ma due comunità di fedeli chiamati a compiere un cammino graduale di riconciliazione verso l’unità. Non si tratta, perciò, di mantenere una perenne conflittualità tra principi e strutture contrapposti, ma di trovare soluzioni pastorali realistiche che consentano ai cattolici di vivere la loro fede e di proseguire insieme l’opera di evangelizzazione nello specifico contesto cinese".
Da quando ho letto questo passaggio per la prima volta, e ancora di più quando in successivi momenti ho provato a capire in profondità il senso complessivo della rilevante esternazione del porporato più vicino a Papa Francesco, mi è sembrato di capire che eravamo di fronte ad una novità radicale di grandissima portata. Le riflessioni del cardinale Parolin, in passato timidamente anticipate in altre analisi, sottolineate in questo particolare momento dei rapporti bilaterali Pechino-Vaticano hanno una rilevanza fondamentale. Leggendo l’intervista, quasi automaticamente mi sono venute in mente queste annotazioni del gesuita Ismael Zuloaga (2 novembre 1927 - 8 ottobre 2012): "In Cina tre vescovi incontrati lo stesso giorno possono rappresentare tre realtà diverse della Chiesa: quella clandestina, quella approvata sia dalla Santa sede che dal Governo, e quella ufficiale. Sono tre realtà che fanno parte del complesso spettro della Chiesa in Cina" (1)
Una lettura superficiale di queste affermazioni aiutò a far crescere l'idea, imprecisa e fuorviante, dell'esistenza delle tre o delle due chiese in Cina. Non era ciò che voleva dire il gesuita Zuloaga, anzi, lui ammettendo implicitamente l'esistenza di una sola Chiesa parlò  di "tre realtà diverse della Chiesa" per poi ribadire "tre realtà che fanno parte del complesso spettro della Chiesa in Cina".
Negli ultimi decenni l'idea però delle "due chiese in Cina" ebbe molto successo analitico e mediatico anche perché ciò piaceva, e piace tuttora, a settori cattolici cinesi e a settori cattolici occidentali che trovano in quest'impostazione il terreno più favorevole per mantenere vivo il conflitto e la controversia (tra Vaticano e Pechino) e soprattutto per usare la questione in un'ottica geopolitica planetaria dove ovviamente il cattolicesimo è solo importante per il suo uso strumentale.
In questo contesto va ricordato che nel 1989 una ventina circa di personalità, vescovi o loro delegati, tutti appartenenti al settore ecclesiale non riconosciuto dal governo e dalla cosiddetta Chiesa patriottica - Associazione patriottica cattolica cinese, fondata nel 1957 - si sono incontrati con l’intenzione di dare vita alla Conferenza episcopale cinese. A questa singolare iniziativa la Santa sede non ha dato mai nessun sostegno e dunque non ha mai parlato di un organismo di coordinamento episcopale cinese.
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I pionieri ...
Nel 1922, Papa Pio XI nominò mons. Celso Costantini come Delegato apostolico presso il governo cinese (il primo dei tempi moderni). In precedenze c'erano state altre nomine simili ma di rango inferiore. Papa Nicolò IV nel 1281 nominò Legato Apostolico in Cina il francescano Giovanni di Montecorvino, il quale diventò "il primo sacerdote cattolico a risiedere in suolo cinese".
Mons. Costantini dopo 11 anni di servizio ritornò in Italia dove, tra il 1935 e il 1953, fu il Segretario della Sacra Congregazione Propagnda Fide. Nel 1953 venne creato cardinale da Papa Pio XII. Morì a 82 anni di età, nel 1958. Celso Costantini era nato nel 1876. Fu ordinato sacerdote quando aveva 23 anni. Quando aveva 44 anni divenne Amministrato apostolico di Fiume (1921).
Nel 1926 Pio XII ordinò sei nuovi vescovi, inaugurando un periodo di disgelo con Pechino. Questa iniziativa del Papa fu anche un grande merito di mons. Costantini, il quale portò a compimento numerose altre opere di grande rilievo. Organizzò e inaugurò il primo "Concilium Sinense" (Concilio della Chiesa Cinese) nel 1924. Si impegnò a fondo nella creazione del primo ateneo cattolico in Cina (Università Furen) e fondò la prima Congregazione religiosa cinese (Congregazione dei Discepoli del Signore). Ecco altre opere di mons. Costantini: istituzioni di diverse seminari nel Paese, invio di candidati al sacerdozio cinese a Roma per perfezionare gli studi, creazione di associazioni cattoliche laicale ...
Nel luglio 1946 mons. Antonio Riberi venne nominato da Papa Pio XII primo Internunzio apostolico in Cina. Allora la sede del governo si trovava nella capitale Nanchino Nel 1951, dopo la vittoria di Mao - che aveva iniziato la Lunga Marcia nel ottobre 1934 -  mons. Riberi fu arrestato nella sua residenza e poi espulso. Mons. Riberi era nato il 15 giugno 1897 nel Principato di Monaco. Vene creato cardinale da Paolo VI nel 1967. Morì il 16 dicembre 1967 all'età di 76 anni.
L'espulsione dell'Internunzio Riberi fu appoggiata da padre Li Wei-kuang, Vicario generale dell'arcidiocesi di Nan-ching. Per questa ragione Li Wei-kuang venne scomunicato nel 1952 da Pio XII.
Nel 1946 Pio XII creò il primo cardinale di nazionalità cinese, il verbita Tommaso Tian Gengxin, vescovo di Qingdao.

(Luis Badilla
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(1) Ismael Zuloaga, "The actual Situation on the Catholic Church in Cina. Relazione presentata al Meeting Europeo sulla Cina. Rhondorf, Germania, 16-18 novembre 1988.